YASEMIN SANNINO

Photo credit: YASEMIN SANNINO

Sono nata ad Istanbul, vivo a Roma, dove mia figlia va a scuola, ma sono spesso in Turchia per lavoro. Negli ultimi anni ci siamo trasferiti lì per alcuni periodi. Mia madre era turca e mio padre napoletano. Negli anni 60’ ha aperto l’Alitalia in Turchia, dove ha conosciuto mia madre. Mia nonna materna era di Sarajevo e mio nonno era Circasso. Sono cresciuta all’estero, in Libia ed in Australia, sempre per il lavoro di mio padre, per cui le elementari le ho fatte in scuole americane e inglesi. Poi tornata in Italia ho frequentato le scuole italiane. Mi sono laureata in Chimica e per un paio di anni ho fatto ricerca al CNR di Montelibretti anche se la musica è sempre stata la mia passione fin da quando sono nata. Mio padre aveva studiato al Conservatorio di San Pietro a Majella e mi ha inondata di musica.

Vengo da una famiglia che ha la musica nei geni, da parte di mio padre posso dire che sono quasi tutti musicisti, cantanti. Ho collaborato con moltissimi compositori soprattutto di colonne sonore come Andrea Guerra (“Le fate ignoranti”), Pivio e Aldo De Scalzi, Carlo Siliotto, Stefano Mainetti, Pino Donaggio, Paolo Vivaldi, Andrea Morricone. Con Stefano Mainetti, abbiamo un legame speciale. Abbiamo lavorato insieme a progetti internazionali, uno di questi “Alma Mater” è stato candidato ai “Classical Brit Awards”. Cantavo con un partner di eccezione: Papa Benedetto XVI. Nel film ‘The two popes” c’è una scena in cui Anthony Hopkins, che interpreta Ratzinger, parla con orgoglio al futuro Papa Francesco.

L’anno scorso invece ho avuto il piacere di cantare il tema “Yo te Cielo” per il docufilm “Frida Viva la Vida” diretto da Giovanni Troilo. Le musiche meravigliose di Remo Anzovino. Anche con lui un legame immediato. Ha scritto una canzone perfetta per me dopo esserci visti e aver parlato solo una volta. Mi aveva letto dentro. Sono anche una attrice. A gennaio ho fatto giusto in tempo a finire le riprese di un film americano, girato tra Malta e Israele con un regista – Roland Joffe – ed una troupe pazzeschi, di cui non mi è permesso parlare, ed in questo momento sto lavorando su una serie turca. Non sono stata confrontata ad avversità particolari. Quando ho detto ai miei genitori che abbandonavo la ricerca per cantare, ed avevo già 30 anni, mi hanno dato tutto il loro supporto.

Come figura inspiring non mi viene in mente nessuno, a parte Joni Mitchell di cui mi sono cibata per anni, ma non è il mio guru. Al momento il mio obiettivo è quello di riuscire a riprendere il prima possibile il progetto Almar’a (vuol dire “donna con dignità”), l’orchestra di donne arabe e del Mediterraneo. A fine gennaio stavamo iniziando una fase molto attiva con molte interviste televisive e radiofoniche e poi c’è stato il lockdown. È un progetto prezioso, donne di tutte le età e provenienze geografiche e musicali diverse con storie estremamente diverse. Un’unione potente che il pubblico percepisce. Suonare e cantare con tutte donne ha un gusto diverso, un’altra soddisfazione.

Una filosofia di vita che mi accompagna sempre: cercare di non rimanere troppo attaccata alle cose e alle situazioni, anche perché i cambiamenti sono sempre dietro l’angolo, nel bene e nel male. Il mio sogno non ha molto a che vedere con la musica, ma vorrei tanto andare nel British Columbia. Per ora mi riempio la vista con le immagini di quella natura dirompente su internet, poi chissà…vorrei portarci mia figlia Greta che ama molto la natura e gli animali.