TAKOUA BEN MOHAMED

Photo credit : Mouadh Ben Mohamed

Sono nata a Douz, nel sud della Tunisia, una città confinante con il deserto del Sahara e ho 29 anni. Vivo a Roma da oltre 21 anni. Mi sono specializzata in accademia di cinema d’animazione. Da qualche anno la mia attività è incentrata sulla pubblicazione di libri nel genere del graphic journalism, che affrontano questioni sociali e politiche tra cui i diritti umani, diritti delle donne e dell’infanzia, razzismi e altre tematiche a me molto affini. Nel 2016 ho pubblicato “Sotto il velo” una serie di strisce di webcomics molto ironiche sulla mia vita quotidiana, da normale ragazza che indossa il velo a Roma. Il mio secondo libro, uscito nel 2018, intitolato “La rivoluzione dei gelsomini”, racconta la mia infanzia in Tunisia, sotto la dittatura di Ben Ali negli anni 90’ e 2000, in quanto figlia di oppositori e attivisti politici il nostro arrivo in Italia, da esiliati. Il 17 settembre è uscito il mio terzo libro, “Un’altra via per la Cambogia”, reportage a fumetti sul traffico di essere umani in Cambogia e Thailandia.

Al momento sto concludendo un libro per ragazzi per la Rizzoli, ma non posso fare spoiler! Questo lavoro lo svolgo mensilmente con le riviste Piccolo missionario, pubblicazione rivolta ai teenager, e Confronti magazine. Mi occupo anche di produzione cinematografica con una casa fondata con i miei fratelli ed amici, che hanno alle spalle un percorso di studi e professionale nei settori della regia e cinematografia. Insieme nei mesi scorsi abbiamo prodotto il nostro primo documentario, con la regia di Ali Ben Mohamed, per Al jazeera documentary channel sulla moda e il fashion, intitolato “Hejab style”.

Mi occupo anche di consulenze per il cinema e in ambito accademico, oltre a a portare avanti dei laboratori di graphic journalism con scuole e organizzazioni. Sulla mia strada ho incontrato molte difficoltà, essendo una delle poche donne che fa graphic journalism in Italia e in Europa, in un ambiente in cui le autrici donne ancora oggi sono poche. Ma soprattutto come giovane donna musulmana velata di seconda generazione affermarmi come autrice e professionista in Italia non è mai stato facile. Una delle questioni con cui devo fare i conti ogni giorno e per la quale lotto riguarda il fatto di come vengo chiamata, o meglio etichettata: “La ragazza col velo che fa fumetti”. Ahimè non vengono minimamente prese in considerazione le mie esperienze lavorative e di studio sul campo. Eppure già dall’età di 14 anni cercavo di affermarmi, quando i miei coetanei pensavano ad altro, io invece pensavo già a lavorare e svolgevo le mie prime esperienze all’insaputa dei miei insegnanti e compagni, ma con l’appoggio invece della mia famiglia che ha sempre creduto in questa mia passione.

Il punto è che a distanza di anni di duro lavoro, qualche libro pubblicato, tanti premi ed esperienze lavorative alle spalle, la mia arte e letteratura, nonostante sia scritta, prodotta, edita e pubblicata in Italia, continua ad essere vista come letteratura migrante, straniera, o in un certo senso lontana, che non “appartiene” al Paese. Devo ammettere che questo mi ferisce in un certo senso. A questo si aggiungono le difficoltà a livello anche professionale nel mondo dell’arte e della letteratura che sono infinite e riguardano gli autori in generale. I miei obiettivi cambiano di volta in volta. Per ora cerco di affermarmi sull’internazionale e uscire dal contesto italiano per rendere il mio lavoro più globale e universale possibile. Obiettivi che sto affrontando avendo in testa una frase a me cara, una specie di mantra: “Sfidare i propri limiti e non perdere mai la propria autostima”.

Non ho un ‘guru’ ma imparo dalle esperienze di molti, soprattutto dalle mie. Il mio sogno nel cassetto è quello di realizzare un film di animazione adattato da uno dei miei lavori nel fumetto. La mia vita, sia professionale che personale, è fatta di viaggi, onestamente non so stare troppo tempo nello stesso posto. Ho bisogno di viaggiare e scoprire il mondo, recandomi negli angoli più popolari e umili della città che raccontano molto di un Paese, una cultura e la sua gente. Viaggiare è essenziale per superare i miei limiti culturali e mentali, e temprare ancora di più il mio carattere oltre ad acquisire sempre una nuova visione della realtà. Quando parliamo di cibo, amo la cucina mediterranea e ammetto che sono di parte essendo divisa a metà tra le due sponde del Mediterraneo – Tunisia e Italia – che hanno culture culinarie molto ricche. Non disdegno la cucina giapponese e messicana, ma sono un pochino selettiva e non sempre sono riuscita a digerire quello che ho assaggiato in diversi Paesi, in giro per il mondo. Sono un’amante della musica ed ascolto di tutto – dalla classica al rap passando per il rock – soprattutto quando scrivo e disegno mi aiuta a concentrarmi ed esprimere la mia creatività.

Scrivendo di tematiche sociali molto ancorate nella realtà, quando guardo un film o vado al cinema sono appassionata del genere fantasy, di storie antiche, mitologiche, medievali oltre ai film di animazione. Mi piace entrare in un’altra dimensione, che non sia reale, proprio per staccare dalla realtà. La moda è una mia grande debolezza, lo riconosco. Tanto per farvi capire: sono una di quella che si abbina i colori solo per andare a buttare la spazzatura sotto casa.