QUARTIER GENERALE NASA INTITOLATO A MARY JACKSON

"Oggi annunciamo con orgoglio l’edificio del quartier generale della NASA di Mary W. Jackson"
Photo Credit: © NASA.gov

Mentre negli Stati Uniti spopola il movimento Black Lives Matter, con un gesto anche molto simbolico la NASA ha annunciato che l’edificio del suo quartier generale a Washington D.C. sarà intitolato a Mary W. Jackson (1921-2005), la prima afroamericana a lavorare per l’Agenzia. In questo modo l’Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche americano ha voluto rendere omaggio ad una donna che ha superato con successo le barriere della segregazione e della discriminazione di genere per diventare un ingegnere aerospaziale professionista e leader nel garantire pari opportunità alle generazioni future.

Dopo aver lavorato prima come insegnante di matematica, contabile e segretaria nell’esercito statunitense, Jackson ha iniziato la sua carriera alla NASA come ricercatrice in matematica nella segregata West Area Computing Unit del Langley Research Center di Hampton, Virginia, dove ha guadagnato la fama di computer umano. Successivamente, ha condotto programmi che hanno influenzato l’assunzione e la promozione di donne nelle carriere scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche dell’Agenzia. “Mary W. Jackson faceva parte di un gruppo di donne molto importanti che hanno aiutato la NASA a portare gli astronauti americani nello spazio. Mary non ha mai accettato lo status quo, ha contribuito a rompere le barriere e ad aprire opportunità per gli afroamericani e le donne nel campo dell’ingegneria e della tecnologia”, ha dichiarato l’amministratore della NASA Jim Bridenstine in un comunicato.

“Oggi annunciamo con orgoglio l’edificio del quartier generale della NASA di Mary W. Jackson. Si trova in modo appropriato su ‘Hidden Figures Way’, un promemoria che ricorda che Mary è una delle tante incredibili e talentuose professioniste della storia della NASA che hanno contribuito al successo di questa agenzia. Non più nascosti, continueremo a riconoscere i contributi di donne, afroamericani e persone di ogni estrazione che hanno reso possibile la storia di successo dell’esplorazione della NASA”, ha concluso.