MEDIATRICE LINGUISTICO-CULTURALE

“Un passo indietro per ripensare il futuro”

Il 23 gennaio 2020 viene annunciata la quarantena a Wuhan. La notizia rimbalza nel globo e arriva anche a me a Milano, in Italia. La leggo in metropolitana mentre sto andando alla cena del Capodanno lunare con gli studenti della nostra scuola. Nel giro di poco, con l’aumentare dei contagi a Wuhan, in Italia si smette di festeggiare. Le associazioni italo-cinesi avevano organizzato cene, parate e feste che vengono cancellate una dopo l’altra. Il clima è guasto, la leggerezza si è tramutata in angoscia e paura.

I media italiani gonfiano notizie e la parola “Cina” viene associata alla parola “virus”. “Virus cinese”. Le conseguenze non si fanno attendere: i ristoranti, come altre attività a gestione cinese, cominciano a perdere clientela. Molti gli episodi di sinofobia: un ragazzo cinese preso a bottigliate nel Veneto, una famiglia cinese derisa a Torino. Solo per citarne qualcuno. In Francia parte la campagna #jenesuisunvirus, segno che non è solo una faccenda italiana. Nel tentativo di cambiare questa narrazione molti volti, noti e non, della comunità cinese intervengono in interviste, in radio, in televisione. E per la prima volta nella mia vita da italo-cinese, io sono smarrita. Ho paura. Per me e per i miei familiari. Per il futuro di mio figlio. E sconvolta, perché è la prima volta che perdo fiducia. Non riesco a togliermi dalla testa quant’ è facile essere ciclicamente oggetto di odio e discriminazione. Basta avere fattezze diverse.

Non importa essere cresciuta in Italia o aver frequentato il liceo classico. Non importa avere da sempre amici italiani o pagato anni di tasse. Non importa l’impegno nella costruzione di una società più inclusiva e plurale. Hai una faccia cinese, sei il virus cinese. L’Italia mi dimostrava ancora una volta la sua non accettazione. E la Cina per me ha sempre rappresentato le vestigia della cultura dei miei avi, un riflesso del passato. Mi sono scoperta orfana. Forse, l’unica nota positiva sono state le tante azioni di solidarietà da parte di singoli rappresentanti istituzionali e di comuni cittadini.

Le tante persone, italiani doc e di origini straniere, che hanno organizzato e partecipato a passeggiate, cene, pranzi solidali nelle varie città d’Italia. Una solidarietà che ha lenito delusione e senso di impotenza. E forse, bisogna riiniziare da qui. Come dice un antico detto cinese: “Per vedere la vastità del mare e l’ampiezza del cielo devi fare un passo indietro”. E allora, farò un passo indietro per ripensare il futuro.

Jada Bai
Nata in Cina, si trasferisce a Milano da piccolissima con la famiglia. Docente di lingua cinese, organizzatrice di eventi presso la Scuola di Formazione Permanente della Fondazione Italia Cina. Si occupa di comunità cinese e condizione femminile, temi di cui ha scritto per varie testate giornalistiche.