MARWA MAHMOUD

Photo credit: MARWA MAHMOUD

Mi chiamo Marwa Mahmoud, sono Consigliera comunale del Comune di Reggio Emilia e Presidente della Commissione consiliare “Diritti umani, pari opportunità e relazioni internazionali”. Sono una attivista dei diritti umani, civili e di cittadinanza. Sono nata ad Alessandria d’Egitto e cresciuta a Reggio Emilia, avevo quattro anni quando sono arrivata qui con la mia famiglia. Ho fatto tutti gli studi qui in Emilia-Romagna. Ho studiato al Liceo Moro e mi son laureata in Lingue e Letterature straniere a Bologna. Lavoro nell’ambito delle politiche interculturali all’interno del Centro interculturale Mondinsi eme da oltre quindici anni.

Negli anni mi sono occupata di educazione e comunicazione interculturale, di dialogo interculturale e interreligioso, di empowerment femminile. Mi misuro quotidianamente con il ruolo delle donne, delle mamme lavoratrici nella nostra società. Un tema fondamentale, soprattutto oggi che ci troviamo a fronteggiare grandi sfide educative e lavorative al femminile. Nel ruolo che rivesto da consigliera comunale, cerco di mettere al servizio della mia Città le competenze e il vissuto che ho maturato in questi anni. Nello specifico lo faccio a partire da tre aspetti che caratterizzano la mia identità: essere donna, essere mamma ed essere figlia di migranti. Tre aspetti che oggi sono percepiti come limiti invece per me son tre fortune inestimabili. Essere donna oggi vuol dire poter godere di diritti conquistati negli anni ma non poter mai stare sedute. Dover stare sempre in allerta perché nulla è dato per scontato e tanto ancora c’è da fare perché non ci siano levati e sia riconosciuta a tutti i livelli una piena equità tra donna e uomo. Esser mamma vuol dire vivere in formazione permanente, acquisire nuovi strumenti educativi e misurarsi con grandi e piccole sfide quotidiane per saper stare al passo con i tempi. Esser figlia di migranti vuol dire far il doppio per esser considerata al pari degli altri, i tuoi ti vivono come riscatto sociale e culturale e tu ti misuri quotidianamente con due mondi, due culture e due lingue differenti. Ed è proprio grazie a queste tre dimensioni che ho imparato a vivere le difficoltà e lo svantaggio come un’opportunità per cambiare e un possibilità per migliorarmi. Ho imparato a vivermi il confine, la frontiera come un laboratorio di crescita per me e per chi mi circonda. Ho imparato a tessere relazioni e a costruire ponti tra persone, tra mondi appartenenti a background molto differenti. E questo perché sono certa che più abbiamo a che fare gli uni con gli altri e meglio ci comprenderemo.

Una frase che mi accompagna sempre è quella di Gandhi “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. I miei primi modelli e ispiratori sono da sempre stati i miei genitori. Persone umili e lavoratrici che hanno deciso di migrare per una vita migliore per i loro figli. Migrando, e quindi spostandosi, si sono messi in gioco, più o meno coscientemente, hanno messo in discussione i loro assoluti, la loro identità, pur preservando l’amore e il rispetto per le loro origini e i valori di cui queste sono portatrici.