L’INSEGNANTE

Scuola e alunni, uniti da fili invisibili

Insegno lettere in una scuola media della provincia di Roma. Dei mesi di didattica a distanza resta innanzitutto il senso di smarrimento iniziale. Tante volte nelle settimane di lockdown ho ripensato a quel 4 marzo che ha segnato un prima ed un dopo nella quotidianità delle famiglie. Prima che i numeri e le immagini drammatiche della pandemia ci dessero la consapevolezza di ciò da cui era necessario proteggerci, hanno prevalso i dubbi. Con la chiusura delle scuole, aveva senso una didattica mediata dalla rete?

Quante le difficoltà d’ordine tecnico, economico e relazionale nel pianeta della DAD (Didattica A Distanza), campo dalla maggior parte dei docenti inesplorato? A distanza di quattro mesi, in un dibattito che resta a tutt’oggi aperto, dopo settimane di lezioni e compiti che hanno viaggiato su piattaforme, penso che la didattica a distanza abbia rappresentato l’unica risposta possibile, per quanto limitata e limitante, nell’emergenza e nella novità in cui ci siamo trovati a partire dallo scorso 5 marzo. Soprattutto per gli alunni più piccoli, mai come nella DAD, quel patto di corresponsabilità tra Scuola e Famiglia si è fatto realtà, con i genitori (e stavolta parlo da mamma di un bambino che quest’anno ha frequentato la prima elementare) impegnati a scaricare, caricare compiti, collegare i propri figli alle classi virtuali negli orari stabiliti. E ci siamo lamentati dei troppi compiti, dei pochi compiti, delle troppe piattaforme ma …. abbiamo tenuto insieme delle relazioni come tanti fili invisibili, abbiamo, con tutte le difficoltà, continuato a credere nella Scuola come Comunità Educante.

Una Comunità che educa alla Vita, anche e, direi, soprattutto, quando quest’ultima ti chiede di stravolgere la tua routine ed i tuoi progetti. Delle settimane di DAD, da insegnante, mi restano le mie “classi a reticolo”, il conforto di quei sorrisi familiari a volte intimiditi, a volte spavaldi, in un rettangolo dello schermo.

Mi restano l’imbarazzo ed il senso di precarietà dei momenti in cui la mia connessione dava forfait, e poi tutte le mamme, i papà, fratelli e sorelle, i nonni, mio figlio, gli amici animali domestici, che pure per qualche secondo hanno popolato le nostre “classi”. In una parola, mi resta, anzi, ci resta, TANTA VITA. Una vita virtuale direte, ma le emozioni sono sempre autentiche.