LEGGE DI CITTADINANZA, SUBITO!

"Razzista è non riconoscerci figli di questo Paese"

Dopo la morte di George Floyd e le proteste in tutto il mondo anche in Italia si è assistito ad una grande mobilitazione di piazze italiane per denunciare ogni forma di razzismo.

Quasi a rispondere ad una chiamata molti di noi, figli d’immigrati, movimenti e attivisti hanno sentito l’esigenza di prendere la parola e occupare tutti gli spazi possibili per ribadire che anche da noi ci sono grossi problemi e che non ci si può limitare a guardare oltreoceano senza domandarsi: “E qui a che punto stiamo?”.

La legge Bossi Fini, i decreti sicurezza, il Memorandum rinnovato con la Libia per allontanare dalla propria vista i morti del Mediterraneo; la legge sulla cittadinanza di cui si parla da anni ma sulla quale nessuno ha voglia di fare sul serio, sono solo alcuni esempi di ciò che sta accedendo qui. Ad accompagnare questo vuoto di prospettive sulle politiche migratorie e di inclusione, ci sono le violenze a sfondo razziale che aumentano e l’hate speech che si diffonde indisturbato dentro e fuori dalla Rete, in molti casi scientificamente fomentato da una certa classe politica.

Ecco allora che quel che è accaduto e sta accadendo negli USA può aiutare anche noi a guardarci allo specchio e misurare la temperatura del razzismo nostrano. Il termometro ci mostra che anche qui la febbre è alta. In questa calda estate con l’emergenza Covid ancora in corso abbiamo assistito alla proroga dei finanziamenti alla Guardia costiera libica e agli arrivi a Lampedusa tra proteste e dichiarazioni da destra, come da sinistra, del pericolo migranti come possibili untori. Si è parlato a lungo di modifiche al decreto sicurezza, ma poi è stato tutto spostato a settembre, alla ricerca di un momento più opportuno. Rimandare a momenti migliori per garantire dei diritti è la sorte che è toccata negli anni alla legge sulla cittadinanza, altra misura molto attesa per rendere finalmente italiani i figli e le figlie dell’immigrazione.

Dopo un tentativo di approvazione alla Camera nel 2015, poi è rimasto tutto fermo, perché non era mai il momento giusto anche per chi quella legge diceva di promuoverla. Mentre il centro sinistra non è riuscito a cambiare le circostanze dei figli dell’immigrazione quando era e quando è ancora in maggioranza, la Lega invece ci è riuscita benissimo, peggiorandola indisturbata nel decreto sicurezza. E oggi non solo non si riesce ad approvare la modifica della L91 del 92, ma si fa fatica anche a ripristinare le misure precedenti al decreto di Salvini. Tra le misure peggiorative: 250 euro da pagare per inoltrare la domande, a fronte dei 200 euro precedenti (introdotti sempre per decreto da un Ministro leghista nel 2009); 4 anni di attesa per attendere una risposta alla domanda di cittadinanza, a fronte dei 2 precedenti; revoca della cittadinanza in per reati connessi al terrorismo, favorendo un rischio apolidia e una disparità di trattamento tra cittadini incostituzionale.

In tutti questi anni giovani di origine straniera si sono mobilitati per chiedere di essere riconosciuti italiani. Sono gli stessi scesi in piazza anche per non dimenticare George Floyd e ribadire che le vite dei neri contano, così come qui devono contare anche quelle dei migranti e quelle loro, che non ne possono più di chiedere di essere accettati come figli da una mamma matrigna.

Sono gli Italiani senza cittadinanza, i NIBI Neri italiani Black Italians e tanti altri gruppi di persone che ci mostrano che il razzismo non è solo sinonimo di violenza, ma è anche espressione di leggi che limitano i diritti e le opportunità. Lo è ad esempio il messaggio che trasmette lo ius sanguinis in contrapposizione ad ogni tentativo di introduzione di qualche forma di ius soli in una società già multietnica: prima gli italiani, bianchi. Ma anche le vite degli altri italiani contano.

Lucia Ghebreghiorges
Attivista per i diritti di cittadinanza per i figli d’immigrati. Ha ricevuto diversi riconoscimenti pubblici per il suo impegno nel mondo dell’associazionismo. Autrice, ha recentemente pubblicato il racconto Zeta nell’antologia Future, a cura della scrittrice Igiaba Scego, edito dalla casa editrice Effequ.