Le “Contaminazioni” dell’arte nomade di Marina Tabacco

Vive e lavora a Torino, ma porta l’Africa nel cuore, nei suoi dipinti e nelle sue poesie. Lei è Marina Tabacco, originaria del capoluogo piemontese, e la storia che la lega al continente africano è cominciata un po’ per caso, come tutte le cose belle, nel 2007. Un lungo viaggio artistico e umano il suo che oggi approda al Museo Castiglioni di Varese in una mostra intitolata “Contaminazioni. Marina Tabacco, un’artista per un museo”, visitabile fino al 6 gennaio 2022.

Per la curatrice Donatella Avanzo, le opere pittoriche di Tabacco parlano proprio di Contaminazioni, “nel saper dialogare con un esteso repertorio di opere africane di grandissimo pregio appartenenti a due collezioni private”. Così, dice Avanzo a W ALL WOMEN MAGAZINE, “Esodo I”, il grande telero dipinto con accesi cambiamenti cromatici ben si sposa con la monocromia della stilizzata ed elegante maternità Dogon della collezione Brezzo. I sorprendenti tessuti “Cuba” (Repubblica Democratica del Congo), appartenenti alla collezione Nicola, ricavati dalla filatura della rafia o dalla battitura della corteccia di alberi simili al gelso, trovano posto sulle pareti del museo in un ruolo di estrema importanza: quello di memoria storica e culturale, ormai in gran parte perduta sui volti dei migranti dipinti da Tabacco, che occupano la precaria imbarcazione che forse attraverserà il Mediterraneo arrivando in quel continente chiamato Europa. “Molti altri spunti potrei raccontare di questa mostra, ma uno su tutti è quello di una ‘contaminazione al contrario’ – sottolinea la curatrice della personale – della stilista Italo-Haitiana Stella Jean che, colpita dalla serialità artistica della Tabacco, ha tratto ispirazione per alcuni abiti della sua collezione, uno di questi presente in mostra con un allestimento estremamente suggestivo che comprende la presenza del dipinto ispiratore insieme con la maschera africana la cui forza vitale è divenuta strumento generativo dell’opera stessa”.

Sudario

Quello di Marina Tabacco è un viaggio cominciato diversi anni fa: non si era mai mossa dall’Europa e inizialmente l’idea di un viaggio in Senegal per motivi personali, in una terra così lontana, la terrorizzava. Le poche informazioni di cui disponeva generavano in lei paura, in particolare le malattie e le necessarie precauzioni sanitarie, come la profilassi anti-malarica. Barriere emotive, timori concreti che sono caduti non appena l’artista ha messo piede in un villaggio senegalese, accolta come se fosse giunta a casa. In realtà, senza a saperlo, Marina portava già frammenti di Africa nella sua mente, nella sua sensibilità. Nel tempo libero la dipendente comunale scrive poesie, dipinge, esplora, legge, con la sete di scoprire, di capire, di creare. Prima di partire per il Senegal era rimasta affascinata dagli scritti del presidente poeta, il padre della patria senegalese, Léopold Sédar Senghor, da sculture e arazzi esposti durante una mostra torinese dedicata all’Africa. Dopo aver messo piede in quella terra sconosciuta, le distanze, soprattutto quelle emotive, si sono subito annullate. E il primo viaggio in Senegal è stato determinante sul piano personale.

Esodo

“L’accoglienza, l’approccio così umano in quel piccolo villaggio senegalese mi hanno aperto il cuore, segnando un punto di svolta nella mia vita. Mi sono subito sentita a mio agio e il bagaglio che mi sono portata a casa è stato prima di tutto umano” racconta Marina Tabacco a W ALL WOMEN MAGAZINE, snodando a ritroso il filo che la lega ormai da anni al continente africano. Sulla scia di questi sentimenti forti e profondi, ha cominciato ad interessarsi alla storia del paese dell’Africa occidentale, al suo panorama culturale ed artistico.

E passo dopo passo le sue scoperte sono confluite nella sua arte, mescolando le sue origini, il suo background a nuove emozioni e conoscenze veicolate dall’Africa. Così Marina si è messa a scrivere poesie ispirate ai luoghi visitati, a lavorare fotografie scattate durante i frequenti viaggi. A Dakar ha poi conosciuto diversi artisti locali con i quali ha allacciato proficui scambi. Un percorso di lenta maturazione sfociato in creazioni artistiche più figurative.

“Ho naturalmente integrato l’Africa nei miei quadri, seguendo due filoni. Mi sono interessata a temi quali identità, terra, viaggio, migranti, inserendoli in modo informale, non direttamente visibile. D’altra parte ho introdotto nelle mie opere, in modo ossessivo e seriale, simboli ancestrali autoctoni, oggetti artistici africani, interpretandoli in una chiave tutta personale” prosegue Marina, facendoci entrare nel suo magico mondo a colori. Nella capitale senegalese, nel 2018, ha partecipato alla sezione off della prestigiosa biennale d’arte, Dak’Art, con due mostre collettive e una personale. Un traguardo importante e stimolante che ha spinto Marina ha proseguire in questo filone di métissage artistico, ma anche umano.

Per Marina – che si autodefinisce “uno spirito libero, una nomade culturale e stilistica” – l’arte e l’umanità non si dissociano, e nelle sue tele, in modo sinergico e profondo viaggiano mano nella mano. Usa molto i colori della terra – l’arancione, l’ocra, il terra di Siena ma anche il rosso – quelli che ha in mente quando pensa all’Africa. Inquinamento, plastica, diseguaglianze, sfide sociali e sanitarie sono anche parte integrante del suo processo creativo quando dipinge il continente. Mescolando colori, tracciando punti, linee e forme, si insorge contro un ordine mondiale dal suo punto di vista ingiusto e denuncia le diseguaglianze che privano dell’essenziale gran parte dell’umanità, “i dannati di questa Terra”, a cominciare dai migranti che rischiano la vita in cerca di un altrove migliore. La sua arte è “una metafora di un viaggio in terra sconosciuta, sospesa, desertica, ma che una volta percorsa diventa affascinante, come un paradiso di realtà ricche di suggestioni e ispirazioni” dice ancora Marina, che in ogni sua opera cerca di tradurre e condividere in modo poetico eventi tragici, senza filtri né pregiudizi.

Dalla creatività al coinvolgimento concreto accanto agli ultimi, nella regione meridionale della Casamance, piegata da un lungo conflitto civile causato dai ribelli indipendentisti dell’Mfdc, l’artista torinese ha preso parte a piccole iniziative di solidarietà nelle scuole, a sostegno dei bambini.

Ma il dono che l’Africa aveva in serbo per Marina non finisce qui. E ancora una volta il caso ha fatto, felicemente, la sua parte. In una vendita promozionale ha comprato un capo di abbigliamento firmato dalla designer haitiano-italiana Stella Jean, che vive e lavora a Roma. In viaggio a Parigi Marina ha ricevuto molti apprezzamenti per questo capo e si è fatta scattare alcune foto ricordo. Di ritorno a Torino ha scritto alla Jean, con la quale si sentiva in collegamento artistico, proprio per il ‘meticciato’ dei suoi vestiti, inviandole sia le foto scattate a Parigi che dei suoi quadri. A sorpresa Marina ha ricevuto una telefonata della Jean alla quale ha poi presentato personalmente i suoi lavori. Dopo questo incontro e diversi mesi di collaborazione è nata la pre-collezione Primavera Estate 2020 della talentuosa stilista afro 42enne, protetta di Giorgio Armani. Sette capi – tra cui camicia, pantalone, abito, gonna – in cotone con una stampa ispirata ad una tela emblematica dell’arte di Marina, che riproduce in serie una coloratissima maschera africana su sfondo bianco.

Creazione Stella Jean ispirata all’opera Ciclo vitale di Marina Tabacco

Due donne, origini e percorsi artistici diversi che confluiscono per produrre bellezza e lanciare un messaggio importante, a maggior ragione in questi tempi bui di pregiudizi e muri alzati. “Arte e moda sono un veicolo di democrazia. Il connubio tra diversità genera sempre creazioni originali ed uniche. Le diversità non vanno in competizione, anzi. Mescolando tradizioni, colori e tessuti, questi capi di abbigliamento danno visibilità a valori in crisi: accoglienza, umanità e condivisione”: questo il messaggio che la pittrice ‘torino-senegalese’ ci affida con entusiasmo.  E noi non vediamo l’ora di scoprire e indossare l’arte di Marina e Stella, portando in giro per il mondo un messaggio così prezioso.

La pittrice, fotografa e poetessa Marina Tabacco

Di Véronique Viriglio

Photo Credit: ©Marina Tabacco – Museo Castiglioni – Stella Jean

In copertina “Ciclo vitale”

Mostra “Contaminazioni” – Varese
Mostra “Contaminazioni”, Varese
Mostra “Contaminazioni”, Varese
Mostra “Contaminazioni”, Varese