LA MEDICAL COACH

La nuova normalità e il ritorno con l’elisir
Photo credit: Barbara Chiavarino

Abbiamo compiuto un viaggio, consapevoli o meno, volenti o nolenti. La pandemia, il lockdown, ci hanno spinto a forza in un mondo extra- ordinario, in cui ciascuna ha ritrovato alleati e risorse dimenticate o insospettate, ostacoli e nemici, vissuto tradimenti (per chi si è ammalata, da parte del proprio corpo in primis) e/o abbandoni, provato emozioni intense, affrontato la malattia, il lutto, la solitudine.

Chi si è trovata di fronte a tutto questo, chi solo ad una parte; ciascuna ha attraversato disagi e dolori, perdite (libertà personale, sicurezza, culto, denaro, lavoro, abitudini) e l’esperienza vissuta è stata personale ed unica. Di fronte al disagio ed al dolore, ha poco senso applicare il metro della valutazione, soppesare, o -peggio- confrontare il dolore. Non funziona così. È l’evento che si può considerare più o meno grave, non l’esperienza -unica e soggettiva- che ciascuna vive, di quell’evento. Sono le nostre percezioni soggettive a plasmare i pensieri, le emozioni e di qui i comportamenti, le azioni. Ciascuna filtra, elimina, distorce e generalizza le informazioni che provengono dai sensi; questa azione complessa -automatica e quasi del tutto inconsapevole- genera la percezione di quanto accade a noi e intorno a noi.

La percezione è prima delle emozioni, dei pensieri e delle azioni. Fermiamoci a prendere consapevolezza delle nostre percezioni. Facciamolo a partire dalle perdite. Tutte e tutti, nessuna e nessuno escluso, abbiamo subito perdite in questa pandemia. E le perdite hanno di particolare il fatto che non si rimpiazzano, non si sostituiscono, possiamo solo venirne a patti. Nella corsa a tornare a vivere, agire una nuova normalità, il rischio è quello di non elaborare separazioni e perdite. Così, perderemmo l’occasione più importante di imparare, il dono che questa pandemia ci ha offerto.

Per costruire il futuro, occorre chiudere con il passato. Non v’è chiusura consapevole senza lutto. Le immagini -e le esperienze- di coloro che non hanno potuto accompagnare i propri cari, sono nella mente di ciascuno: perché? Perché sono state l’amplificazione della perdita: non poterla celebrare. Questo nonostante noi abbiamo cercato in ogni modo di cancellare la morte, la malattia, la vecchiaia.

Quale parte di voi è andata perduta? Da quale vi siete sentite tradite? Abbandonate? Con quale siete profondamente arrabbiate? Quale di voi ha avuto e ha paura? Fermatevi, percepite il tempo invece che come Kronos (il tempo dell’orologio, del calendario, incombente) come Kairos (il tempo dell’intuizione, dell’occasione, circolare) e celebrate il lutto della “vecchia voi”, ringraziatela per quello che vi ha dato e chiedetele un elisir, da portare nella nuova normalità che, quale che sarà all’esterno, sia per voi in sintonia con ciò in cui credete.

Scrivete le vostre lettere della perdita, poi scrivete a voi stesse: le parti che avete celebrate vi indicheranno l’elisir. Ho scritto al femminile; il contenuto vale per tutti, anche al maschile.

Barbara Chiavarino
Professional Certified Coach ICF - Leadership & Medical Coach info@theprojectplayer.com