LA MAMMA

Didattica a distanza a casa di Elisa e Ciro
Photo credit: Elisa Panizza

Era il 23 febbraio e Adele era appena tornata da Firenze, Francesco aveva completato i compiti e fatto la cartella, Giovanni era tornato dalla palestra. Tutto era scandito da un ritmo famigliare organizzato su tre figli. Come una “sberla in faccia” all’improvviso il presente si è stravolto: il semplice “a domani “ del giorno dopo si è congelato per un periodo che si è rivelato più lungo di quello che ci aspettavamo. Era diventato: niente più scuola, nessun litigio con i passaggi a livello e gli orari mattutini, con la merenda arrangiata, con le calze spaiate dell’ultimo minuto, niente più body e calze da stendere, niente più quaderni lasciati a scuola per errore…

Da subito i ragazzi hanno gioito di questa pausa con lunghe mattine tra sonno e sbadigli, senza orari, senza scadenze di compiti e penso che proprio perché fanciulli e adolescenti lo si possa capire. Quando poi la leggerezza anche dell’età si è scontrata con la realtà vera, anche loro hanno iniziato ad accusare uno stravolgimento di vita quotidiana fondamentale che è rappresentata dalla socializzazione a scuola e tutti i suoi aspetti di relazione. Quindi in una famiglia di tre ragazzi di età diverse e rispettivamente di 19 anni (Giovanni) ,17 (Adele), 9 (Francesco), i pensieri hanno iniziato ad accumularsi e ciò che ritornava alla mente era sempre la stessa domanda: “Come si farà?”. Bella domanda, ma ancora più curiosa la risposta di dover stare al passo non svelto ma per lo meno costante con le richieste che man mano arrivavano da parte dell’altro soggetto protagonista: la Scuola. Una scuola ormai priva di rumori e delle facce assonnate che entravano nei portoni lasciando scie di profumo e di quel sapore di buono dei bambini piccoli seduti per iniziare le loro attività ludiche.

La prima vera e concreta difficoltà di una famiglia con più figli nella didattica a distanza è stata la capacità di recuperare il materiale di studio ovvero: schede, lezioni, schemi, mappe, il tutto con a disposizione un solo computer e una sola stampante. E così, mentre vedevamo la lancetta del toner finire piano piano, pensavamo alla soluzione senza arrendersi, al cosiddetto “olio di gomito”. Abbiamo dapprima iniziato a scrivere a mano tutto ciò che era importante e questo soprattutto per la didattica della scuola primaria. Una marcia famigliare scandita da una partecipazione paterna h24. Quindi dalla presa visione dei compiti suddivisa giorno per giorno, materia per materia, l’utilizzo alternato del computer e dei cellulari carichi di applicazioni (meet, classroom, registro elettronico), agli incontri in chat.

Si era creata una buona organizzazione mattutina, le porte delle camere chiuse come in un grande ufficio, il silenzio fino all’ora di pranzo scandito da una nuova campanella dettata da un buon profumo di mangerino. La figura paterna in questa circostanza è stata un valore aggiunto. La partecipazione a tutto campo nella didattica, soprattutto di Francesco, dalla costruzione di nuove forme geometriche allo studio approfondito della geografia passando dalla montagna alla collina, con flora e fauna da imparare ha trasformato il tutto in un momento magico. La mancanza della classe come gruppo di pari è stata colmata da un papà sempre vicino, divertito, impegnato e senza orari.

Lo stare insieme, cucinare con gioia, giocare intorno ad un tavolo, leggere, rileggere, ripescare filmini e scoprire che c’è ancora spazio per riprendersi oggi, scrivere, sentire la mancanza degli altri, degli amici, dei nonni, del silenzio e del ridere di gusto

Tuttavia non sono mancati momenti critici durante i quali i miei ragazzi adolescenti hanno avvertito un senso di vuoto, di solitudine sociale, ma anche di contenuti. L’assistere alla lezione per tutta la mattina da un telefono ha creato in loro un momento di passività, di non interazione spontanea nelle diverse discipline, il dialogare semplice o anche il capirsi all’interno di una classe è mancato e ha confuso il loro ruolo. Ma occorre dire che l’intervento solerte, diretto, incalzato da parte dei professori è stato lodevole. In preda al caos più vivo gli insegnanti non hanno lasciato soli i ragazzi, attuando un cammino continuo e incoraggiante per un futuro che durante questi mesi scolastici non c’era più. Pensare ai nostri ragazzi adolescenti nel bel mezzo di una crescita scolastica prossima alla maturità, dove per alcuni si tratta di scegliere le specializzazioni, il lavoro nel quale potersi esprimere appieno, per altri un momento di crescita formativa confermata da crediti importanti al fine di conquistare quella autostima che forse un diploma consacra. Il tutto era al momento il contrario: una convivenza forzata senza valvole di sfogo pomeridiane, senza attività generative di energia positiva.

Ecco che entra in gioco la famiglia, che ha lavorato per tenere gli argini dal timore, dalla paura che questo sconosciuto “virus” ci ha sorpreso. Nonostante la scuola occupasse il loro nuovo tempo in maniera ridotta e al meglio che si poteva, occorreva riempire altri spazi come detto prima, ed ecco che le circostanze ci hanno fatto fare dei passi indietro verso il significato di noia e di semplicità. Perché noia? Perché la noia occorre assaporarla ogni tanto, rendersi conto della sua presenza, viverla stando fermi così per risvegliare il significato di semplice.

Lo stare insieme, cucinare con gioia, giocare intorno ad un tavolo, leggere, rileggere, ripescare filmini e scoprire che c’è ancora spazio per riprendersi oggi, scrivere, sentire la mancanza degli altri, degli amici, dei nonni, del silenzio e del ridere di gusto. Anche questa, penso, sia stata scuola che i ragazzi hanno apprezzato tanto e che in questo momento sarà ricordato anche per un “Natale durato più del solito”. Soffermarsi sui lati negativi non farebbe altro che alimentare re l’incertezza che ci ha invaso. Constatare una vera difficoltà economica famigliare vissuta dai ragazzi, fa male, ma fa crescere. Ci si può scontrare per come sono state gestite le scelte di comportamento scolastico, l’impreparazione sui vari punti, la constatazione oggettiva che anche prima la scuola reggesse su un’organizzazione stanca, ma la soluzione esatta a tutto non ci poteva essere. Tutti hanno fatto del proprio meglio in uno stato d’emergenza assoluto facendoci rinunciare ognuno ad un poco di qualcosa per sperare di ricominciare e risvegliarsi ed essere semplicemente vivi.