IL SISTEMA MODA POST COVID, RESILIENTE E RISPETTOSO DELL’AMBIENTE

Si dice che ogni cambiamento genera caos e con questa frase possiamo definire gli scorsi mesi. Un nemico invisibile ha creato un clima di guerra, portando via migliaia di persone, destabilizzando le certezze, rompendo gli equilibri e distruggendo l’economia.

In altri termini, “il caos totale”. Gli eventi di questo periodo ci hanno spinto verso un momento di riflessione, una sosta obbligata che ci ha fatto ripensare i nostri ruoli, valori e priorità. La società del benessere, della libertà e delle sicurezze, da un momento all’altro, senza gradi di preparazione, ha perso la salute, la sua libertà le è stata strappata, la sicurezza si è convertita in punti interrogativi e incognite ma, nonostante le difficoltà, cerchiamo di camminare in questa nuova normalità, rispettando le nuove regole da seguire e, anche se i nostri sorrisi sono coperti dalle mascherine, impareremo a sorridere con gli occhi, trasformando ogni cicatrice in esperienza e ogni difficoltà in opportunità. La moda in quanto cultura è un perfetto riflesso di questo radicale cambiamento sociale, politico ed economico.

Le trasformazioni nel sistema moda già si vedevamo sotto vari aspetti prima dello scoppio della pandemia e il Covid, in alcuni casi, ha fatto da acceleratore a tali cambiamenti. La rivoluzione digitale era già in atto, ma con il Coronavirus e il lockdown, quindi con il naturale crollo degli acquisti tradizionali, il processo di vendite online e delivery ha subito un potenziamento esplosivo e intenso, prendendo una grossa fetta di mercato. La moda, vittima dei drammatici effetti del Covid, inizia ad avere un nuovo approccio, rallentando i ritmi di produzione, con presentazioni digitali e la ricerca della creatività che ritorna a farla da padrone in un sistema in precedenza segnato da un’alta velocità produttiva e dall’elevato fatturato. Gli effetti in questo sistema hanno ridimensionato alcuni processi e cambiato totalmente altri: fiere, sfilate, eventi e shopping hanno nuove forme di raccontarsi, di proporsi.

Una pandemia cambia il concetto di quello che è davvero necessaria, e cosi è stato nella nostra società. Le nostre priorità hanno cambiato rotta, le nostre abitudini si sono trasformate: stiamo più tempo a casa, lavoriamo in smart working, le nostre giornate richiedono praticità e comodità. Tutto questo ha causato un cambiamento nella tipologia di acquisti.

Il consumatore adesso ha l’attenzione rivolta verso una moda più atemporale, invece che temporanea (tipica del fast fashion), adesso il focus sta nei tessuti, lavorazione, tinture, aspetti spesso dimenticati nella corsa dei modelli di ultima tendenza. La moda post Covid volgerà verso un nuovo minimalismo, con consumatori che hanno priorità diverse, con un approccio alla moda più critico, ricco di contenuti, rieducato a concetti e valori ormai persi, caratterizzato da una maggior ricerca sartoriale, funzionale ed essenziale. L’estetica sarà pulita, di qualità, i capi e gli accessori devono essere più comodi, durare nel tempo e, soprattutto, devono rispettare il pianeta e il clima, perciò, la parola d’ordine è eco-sostenibilità.

Le nuove priorità e il nuovo sistema moda sono stati descritti molto bene da Anna Wintour quando con poche parole, durante un’intervista, ha detto: “Meno sfilate, meno lusso e sprechi, più attenzione a sostenibilità e creatività”. Il guardaroba di questa nuova era sarà più snello, con meno pezzi (acquisteremo di meno) e più semplice, ma d’altro canto sarà più intelligente e con molta più qualità. I capi, con più durabilità, troveranno nuova vita abbinandosi diversamente tra di loro, creando un bellissimo ballo ciclico tra questi pezzi intercambiabili.

Alcuni capi su cui investire sono le camicie più rigide e morbide, le t-shirt in cotone eco-sostenibile, maglioni di cashmere o di lana, denim classico senza dettagli e sostenibile, giacche con un bel taglio, top strutturati e pantaloni morbidi stile pigiama e molta attenzione ai capi della parte superiore del corpo (a causa delle video conferenze e smart working spesso si evidenzia soltanto questa parte del corpo) come bluse con le maniche a sbuffo e top con dettagli sulle spalle. Come conseguenza di un maggior rispetto per l’ambiente e vivendo un mood più atemporale, il consumatore acquisterà di più anche i capi vintage e ‘second hand’, contribuendo a rallentare ulteriormente, i ritmi di produzione di una delle industrie più inquinanti, quella del fashion.

La moda del futuro preme per ricominciare con più valori, con più rispetto per l’ambiente, dimostrando di non essere soltanto una grande vittima di questa emergenza, ma, tramite un’incredibile resilienza, di trasformare le difficoltà in opportunità.

Nayra Laise
Influencer, blogger e stilista. Instagram: @nayralaise e @nayralaise.brand. Sito/Blog: www.nayralaise.it Facebook: NAYRA LAISE Email: info@nayralaise.it