CRISTINA MANTIS

Photo credit: CRISTINA MANTIS

Sono nata in Calabria il 9 febbraio del 1970, a Sibari (a Cassano allo Ionio), florida colonia greca, al tempo in cui la colonizzazione apportava anche qualche beneficio. Abito a Roma, ma sono sempre in movimento, in genere per lavoro, ma troppo ferma non riesco a stare. Il mio percorso di studi: maturità classica, università di legge interrotta, due diplomi in scuole di recitazione, e poi molto autodidatta e artigiana nella scrittura, nel montaggio, nella regia, seguo tutte le fasi della realizzazione delle opere che realizzo, per me non potrebbe essere altrimenti.

Ho fatto tanto teatro per molti anni, ho interpretato molti ruoli decisamente forti, anime volitive, complesse, a volte ho fatto qualche incursione nel cinema. Ad un certo punto la svolta, assolutamente inaspettata, verso il documentario. Ne ho girato diversi: Il carnevale di Dolores, Magna Istria, Redemption song oltre a vari video-clip, e recentemente la prima parte di IV Piano, nel carcere di Poggioreale, di cui sto completando la seconda parte molto incentrata sull’incontro con i detenuti. Ma ora vorrei smetterla con l’ossessione dei documentari e fare il primo sano lungometraggio di fiction.

Tra le più grandi avversità della mia vita: mentre combattevo la malaria mi rendevo conto che, in realtà, i veri killer erano da un’altra parte, quella lucidità fu scambiata per il suo opposto, ma sono riuscita ugualmente a sventare il reparto di psichiatria… Ho avuto solo fortuna, ma c’è anche un piccolo merito, ogni volta che ti rialzi! “Nomadismo randagio al chia- ro di luna” è una delle frasi che mi accompagna. Sogni nel cassetto?: si realizzano in segreto, quelli condivisi spesso te li portano via. Le mie figure inspiring sono gli emarginati.

Perché le persone emarginate “smarginano”, sono fuori dagli ordini costituiti, si battono per cose che comunemente i più ignorano o quasi, possiedono il privilegio irrinunciabile di coltivare le proprie visioni in assoluta libertà, sono contagiosi. Ugualmente sono delle figure di riferimento per me le persone che lottano per ridurre l’emarginazione, che si adoperano autenticamente, instancabilmente, per un benessere condiviso in cui siano rispettati i diritti di tutti nessuno escluso, che siano artisti o politici fa poca differenza, alla nostra coscienza parla tanto De André che Thomas Sankara.