Con la sua arte Apollonia Benassi celebra genio e talenti delle donne

 “Esprimersi in libertà, evolversi infinitamente”. Pensa e sogna in grande Apollonia Benassi, fotografa e ritrattista ventisettenne lauretana, autrice della mostra “Women story – human story”. Circa trecento opere, tra fotografie e ritratti, che celebrano le donne di ieri e di oggi, il loro genio, i loro talenti, la loro unicità. “Attraverso i miei scatti e i miei ritratti ho voluto rendere omaggio alle protagoniste del mondo culturale, politico, scientifico e dell’attivismo che hanno lasciato un’impronta. È un modo di dire la mia, di offrire una narrazione alternativa sull’universo femminile, lontana da stereotipi, pietismo e luoghi comuni”.

Apollonia Benassi.

L’artista, che incarna una perfetta sintesi tra dolcezza e determinazione, si è dedicata per più di due anni alla lettura di libri, alla ricerca, all’ascolto di vari generi musicali, alla visione di film e documentari per ampliare il suo sguardo sulle grandi donne della storia, che spesso per dare il proprio contributo hanno anche sacrificato la propria vita. Oltre a studiare le biografie delle grandi donne del passato, Apollonia Benassi si è ritagliata del tempo per osservare le passanti, le sconosciute, le donne incontrate per strada o sull’autobus, in biblioteca o al supermercato, lasciandosi colpire dai loro tratti più significativi e coinvolgendole nel suo racconto. A loro ha dedicato ritratti realizzati di suo pugno con la china e gli acquerelli.

Ritratti di Apollonia Benassi in mostra: “Women story-human history”

La fotografa e ritrattista inizia il suo progetto di ricerca mettendo un annuncio sui social, e da lì è scattato il passaparola. “È stato bello rendermi conto che le altre donne si fidavano del mio lavoro e avevano voglia di raccontarsi e condividere la propria esperienza, aprirsi. Io stessa ho scoperto la bellezza dell’ascolto dell’altro”, spiega. Per la parte di fotografia Benassi si è impegnata nella ricerca di “donne come me. Volevo raccontare la storia di donne semplici, ma anche infrangere tabù come la disabilità, la chirurgia estetica, la differenza tra uomo e donna, il razzismo”.  “Il primo ritratto che ho fatto, partendo da alcune foto, è stato quello di Rita Levi Montalcini”, racconta l’artista.

Le limitazioni imposte dalla pandemia hanno temporaneamente frenato il cammino dell’esposizione, la cui prima tappa era stata proprio nella meravigliosa cornice della città natale dell’artista, Loreto, all’interno delle Cantine del Bramante.  Ad accompagnare le opere della mostra, che ha ottenuto il patrocinio della Delegazione Pontificia e della Regione Marche, i testi di Eleonora Corelli, classe 1986, studentessa alla facoltà di Lettere con indirizzo storico a Macerata.

Attraverso il lungo lavoro di studio e ricerca, la fotografa si è resa conto che anche le donne che sono diventate più note e più stimate, spesso hanno avuto una vita difficile, piena di ostacoli e che ogni conquista è stata per loro sofferta e travagliata. “Le loro fragilità sono state le fragilità di tutte le donne e raccontarlo attraverso le immagini per me ha voluto dire celebrare il quotidiano, la normalità che rende le persone straordinarie”. Il risultato è una galleria senza tempo, un affresco di donne che scrivono la storia dell’umanità, una storia dove non esiste la parola fine, né l’ultima pagina.

di Asmae Dachan

Giornalista freelance, scrittrice e fotografa. Collabora con Avvenire, Altreconomia, Vita non profit. Si occupa soprattutto di Medio Oriente, diritti umani, parità di genere, migrazioni, lavoro, ma anche arte e letteratura. (Foto Apollonia Benassi)