ANTONELLA SINOPOLI

Photo credit: ANTONELLA SINOPOLI

Sono nata a Milano, abbastanza tempo fa per aver riempito valigiate di ricordi, esperienze che mi hanno arricchito, incontri indimenticabili. Pochi, visto che ho valigie ancora vuote che aspettano. Vivo tra l’Italia, prevalentemente l’Appennino tosco emiliano, e l’Africa, essenzialmente in Ghana. Provengo da una famiglia con genitori calabresi emigranti, cosa che poi farò anch’io – emigrare – dopo aver deciso di vivere in un Paese africano. Sono cresciuta a Napoli, terra di meticciato culturale e dalle calde espressività (fisiche, verbali, artistiche). Poi, penso spesso di fare la ricerca del DNA, tanto per scoprire quanti “tipi” di sangue scorrono nel mio sangue. Mi sono laureata al DAMS all’Alma Mater Studiorum, Master in Diritti Umani e Intervento Umanitario, Corsi vari (lingue, traduzioni, Africa, Cooperazione e Sviluppo). Ma soprattutto tanto studio da autodidatta su temi riguardanti il continente africano – anche perché quando scrivo cerco di documentarmi per bene – e tante letture di scrittori africani (soprattutto scrittrici).

Ho cominciato dalla gavetta, il mestiere l’ho imparato sulla strada, dove il mio “vecchio” primo direttore mi mandava con un microfono in mano e l’operatore, per i tg di una televisione campana. Poi è stata la volta del “Giornale di Napoli”, un periodo meraviglioso dove ho imparato tantissimo. Al mattino conferenze stampa, eventi, politica, interviste, al pomeriggio in redazione a scrivere, poi aiutare i vari settori, dalla Cronaca, agli Esteri, agli spettacoli – scelta delle foto, titoli, correzione bozze in pagina – poiché all’epoca si stampava in offset. Non si finiva mai prima della mezzanotte, poi si andava a mangiare insieme al direttore e il giorno dopo si ricominciava. Io ero la più giovane, stavo facendo il praticantato e sono sempre stata grata di questa opportunità. Lì sono diventata professionista e da lì sono venute altre occasioni: la più importante l’assunzione all’Agenzia di Stampa AdnKronos.

Ora – a parte la collaborazione con Nigrizia – da dieci anni dirigo una testata online, Voci Globali. Ci occupiamo di questioni riguardanti il continente africano, diritti umani, giustizia sociale, ambiente. Abbiamo appena avviato un nuovo progetto, One Global Voice, focalizzato sui temi della disabilità e del disagio mentale in Africa e tra migranti in Italia. Ho fondato AfroWomenPoetry, in pratica vado alla scoperta di poetesse africane nei loro Paesi e do spazio e risonanza alle loro opere. Senza alcuna retorica, mi sento pienamente soddisfatta quando i miei pezzi sono letti, commentati, condivisi. Quando vedo crescere il numero di lettori di Voci Globali. Quando i collaboratori sono entusiasti di scrivere per noi: la nostra redazione ha più dinamiche amicali e di scambio che gerarchiche. Questi sono per me davvero i riconoscimenti che danno la misura di quello che sto facendo e di come lo sto facendo. Una sfida è stata sicuramente quella di rinunciare al contratto sicuro con l ’AdnKronos (diedi le dimissioni) per sentirmi più libera e autonoma.

Altra sfida è stata quella di trasferirmi in un Paese africano, avendo deciso di vivere in un villaggio e non nella capitale o in una grande città: i disagi sono stati enormi. A costo della salute ho resistito, ma quell’esperienza mi ha insegnato tante cose che mi sono poi tornate utili a livello professionale e nella crescita personale. “Non fermarmi mai. Non farmi condizionare dalle avversità (ci sono, ci sono)”. Imparare, imparare e studiare sempre. Poi ci sono gli obiettivi di lavoro, tra questi tornare a viaggiare nei Paesi africani alla scoperta di talenti poetici femminili per il progetto AfroWomenPoetry e avere una redazione multiculturale. Giovani di ogni colore, se avete nel cuore e nella penna qualità di giornalisti fatevi avanti! “Nothing is stronger than life” e “Freedom inside” sono le frasi che mi accompagnano sempre. Come sogno nel cassetto, quello di portare in Italia se non tutte almeno una rappresentanza delle donne poete, slameuse, artiste di spoken word che ho incontrato nei miei viaggi alla scoperta della poesia africana femminile contemporanea. L’idea è di realizzare un evento artistico in cui queste donne possano non solo esibirsi ma anche raccontarsi. Uno scambio di conoscenze in cui anche il pubblico, soprattutto la comunità afro italiana, abbia la possibilità di confrontarsi, domandare, riflettere.

Non un guru ma un maestro, è il leader e filosofo buddista Daisaku Ikeda. Imparare a vivere è un’arte che richiede pazienza, fiducia in se stessi, amore per la vita. Senza il percorso cominciato quasi 25 anni fa ora sarei una barchetta leggera in mezzo alle onde.