Agitu, dall’Etiopia al Trentino: un progetto da portare avanti

«… Una donna che vuole ancora lottare per i suoi ideali, per quello che sogna, per quello che pensa di realizzare. Ovviamente una donna che ha sofferto, una donna che ha lottato, una donna che ha amato, una donna che vuole anche vivere…». Con queste parole si presenta Agitu Ideo Gudeta in un videoritratto per la Regione Trentino pubblicato su Facebook da una sua amica, la scrittrice, musicista, cantastorie italo-etiope Gabriella Ghermandi, pochi giorni dopo la sua morte. Sì, perché Agitu (Agi per gli amici) è morta, e le sue parole ora ci arrivano dritte al cuore, ci fanno male, di quel male che è nostalgia, mancanza, rabbia, dolore e senso di impotenza e insieme consapevolezza della grandissima perdita, dell’ingiustizia crudele di un destino arrestato all’improvviso. Una morte tragica e violenta, per mano di un uomo. Ennesimo femminicidio. Il 29 dicembre 2020.

Una fine crudele e ingiusta, per una donna che ha lottato con coraggio contro il Land Grabbing nel suo paese natale, l’Etiopia, e che per questo è dovuta fuggire in Italia, tornando a Trento, dove si era laureata in sociologia. Animata da forza, umiltà, determinazione, Agitu ha saputo costruire dal nulla un esempio di allevamento sostenibile di capre, nel rispetto assoluto della natura e degli animali, proteggendo una razza in via di estinzione (la capra pezzata mòchena) e producendo un formaggio di qualità a chilometro zero.  La sua pratica così fuori dal comune e così preziosa è stata di esempio anche a tante altre donne, pastore come lei, in un mondo tradizionalmente maschile. La sua casa, che era anche bottega e caseificio, si stava allargando: Agitu progettava infatti di creare anche una sorta di agriturismo, con stanze dove dormire e poter soggiornare per scoprire la Valle dei Mòcheni e anche un modo diverso di fare agricoltura e allevamento e produrre formaggio. Un luogo di vacanza ma anche di condivisione dei saperi, delle memorie, delle esperienze.

Agitu

Grazie a Caterina Amicucci e alla sua videointervista del 2016 avevo scoperto la storia di Agitu e ammirato la sua capacità di realizzare sogni pur restando letteralmente con i piedi ben saldati alla terra. Poi un giorno d’estate di tre anni dopo ci siamo finalmente incontrate e conosciute di persona. In realtà ho condiviso con lei solo un giorno, ma mi è sembrata una eternità. Ho trovato in lei la capacità di accoglienza, la semplicità e la naturalezza nel mettersi a nudo e insieme nel metterti a tuo agio. Quel guardarti dritto negli occhi e raccontarsi con la verità di chi ha scommesso tutto in un aereo preso di corsa. In un’idea che all’inizio sembra folle e che invece prende corpo con costanza, fierezza, perseveranza. Perché Agitu ha lavorato sodo. A letto alle 22 e sveglia alle 4, come raccontava col sorriso sulle labbra a GiPi nel servizio del 2017 per il programma Caro Marziano. Al pascolo con le capre e poi a fare il formaggio. E stage su stage nei caseifici francesi per imparare sul campo le tecniche migliori, più adatte alle sue capre, al suo territorio, a un prodotto di qualità e insieme sostenibile. Tutto da sola. Perché lei, a ripensarci ora, mi appare proprio come le sue amate capre mòchene: hanno bisogno di poco per vivere e si adattano all’ambiente che trovano.

Agitu con Maria Coletti e la figlia

Una delle cose che più mi ha colpito di Agitu quando l’ho incontrata è stata la capacità di mettere in relazione in maniera naturale e vitale e feconda la sua lotta in Etiopia e la sua nuova vita in Italia. Prima al fianco dei contadini che vengono espropriati delle proprie terre a vantaggio delle monocolture delle multinazionali, che li deprivano e saccheggiano, e insieme distruggono la natura e il territorio. Poi, nel suo piccolo e con coerenza, ha saputo continuare la sua lotta anche in Italia: perché ha dimostrato che un’altra agricoltura è possibile, che un’altra economia è possibile, e che il rispetto dell’ambiente, degli animali, è anche qualità di vita per tutti noi esseri umani. Ci ha indicato l’unico futuro possibile.

Un futuro anche capace di imparare dal passato. Agitu nella sua casa-bottega ospitava incontri culturali, presentazioni di libri, musica, scambi di memorie. E questa è la seconda cosa che mi ha colpito nell’incontrarla: lei, donna, nera, migrante, vittima anche di razzismo nella sua terra di adozione, minacciata da un vicino, si era molto impegnata ed appassionata nel raccogliere le storie degli emigrati italiani che nel Novecento sono partiti da tante regioni italiane, allora poverissime, verso altre nazioni, in cerca di una vita migliore. Anche dal Trentino, dalle valli in cui Agitu ha scelto di vivere. E forse anche grazie a questa sua attenzione, nonostante atti di razzismo e problemi iniziali, forse proprio grazie alla sua capacità di resilienza e di empatia, Agitu si è creata una rete solidale. Perché incontrandola, non si poteva non apprezzare la forza del suo sentire, la potenza della sua visione.

I suoi semi erano, sono, fecondi e il suo progetto continua a vivere per lei, mostrandoci il cammino.

Di Maria Coletti

*Dottore di ricerca in cinema all’Università Roma Tre. Lavora alla Cineteca nazionale del Centro sperimentale di Cinematografia. Ha pubblicato alcune monografie e numerosi saggi e articoli, occupandosi delle cinematografie africane, di cinema coloniale italiano, di cinema delle donne e di cinema di migrazione. Ha fondato e co-diretto il Festival Panafricano, le mille Afriche del cinema a Roma e il portale Cinemafrica. Africa e diaspore nel cinema. Dal 2012 è attiva nell’Associazione Pisacane 0-99, associazione dei genitori della Scuola Carlo Pisacane di Roma.

Per saperne di più:

Agitu. Val di Gresta

videoritratto per la Regione Trentino

https://www.facebook.com/gabriella.ghermandi/videos/10159466902765934

Agitu. Dall’Etiopia al Trentino in difesa della terra

Video intervista di Caterina Amicucci (2016)

Un’etiope in Trentino

Servizio di GiPi su Caro Marziano (2017)

Raccolta fondi

https://gofund.me/29a7f1fb

Agitu e le caprette felici

Una canzone per Agitu eseguita dai Cori Sesta Voce e Quinta Aumentata di Roma

https://www.facebook.com/maria.coletti.69/videos/10223561768489568