A TU PER TU CON VALTER D’ERRICO

“AMO IL MIO MESTIERE”

Valter D’Errico è nato a Torino il 22 luglio 1968. Attore, regista, sceneggiatore e produttore: passo dopo passo, la sua forte passione ed il talento si sono fatti strada nel mondo dello spettacolo. Si avvicina alla recitazione all’età di 13 anni, contro il parere negativo di suo padre. Lui ricorda con tenerezza i suoi tentativi di dissuaderlo dall’intraprendere la carriera di attore, a favore di altri mestieri detti “più veri”.

Qual è stato il tuo primo ruolo al cinema? Il tuo debutto?

Il mio primo ruolo al cinema è stato con Pupi e Antonio Avati nel 1995. Fu un’esperienza molto bella: lavorare con loro è come lavorare in famiglia. Ho iniziato con un piccolissimo ruolo nel film “IO E IL RE”, con la partecipazione di Philippe Leroy, Carlo Delle Piane, Laura Morante, Franco Nero. In seguito ho girato “L’ARCANO INCANTATORE”, nel 1996, con la regia di Pupi Avati. Dopo ci fu la mia prima grande opportunità, con Carlo Delle Piane, nel suo film “TI AMO MARIA” nel 1997, con Laura Lattuada, Loredana Solfizi, Gianpiero Ingrassia. Fu il mio primo ruolo da co-protagonista. Sono molto legato a quel film perché nel cast c’erano delle persone che amavo, come Carlo Delle Piane, un amico, un padre. Mi ha insegnato come non recitare. Diceva sempre “bisogna essere naturali, meno ti metti in mostra sulla camera, più lei è incuriosita da te”.

La tua vasta carriera ti ha portato a fare tante esperienze, come attore di teatro, di televisione e cinema, regia, produzione. Questi ultimi anni ti abbiamo visto dirigere molto spesso. Ci parli un po’ della tua esperienza come regista?

Amo dirigere perché so com’è stare dall’altra parte della telecamera. Ho iniziato portando il caffè sul set, la gavetta, rubavo anche con gli occhi. Poi ho lavorato con grandi maestri come Krzysztof Zanussi, Pupi Avati, Carmine Amoroso che ha diretto un film meraviglioso, pluripremiato come “COVER BOY”. Lui è anche uno sceneggiatore straordinario, ho apprezzato molto la sua sceneggiatura di “PARENTI SERPENTI”. Lo trovo un regista apocalittico, alla pari di Pedro Almodovar come follia visiva.

Hai spaziato tra tanti generi diversi durante la tua carriera. Che genere ti manca ancora?

Mi manca la comicità, non ho mai fatto un film brillante… magari prossimamente!

Ci hai emozionato con l’ultimo corto che hai diretto “IL GIORNO PIÙ BELLO”, prodotto dalla 77 Films Productions. Il successo che hai avuto è strepitoso: Menzione speciale “Taormina Film Festival” – “Premio Camomilla Women for Women” – Premio Monica Scattini “Festival Tulipani di Seta Nera Rai Cinema” – Vincitore corto sociale “International Film Festival Terra di Siena” – Premio del Comune di Marcellina…

E’ un lavoro che reputo speciale, un pezzo della mia anima, una storia che scrissi tanti anni fa e quando per caso mi chiesero di girare un corto, la tirai fuori dal cassetto e la riadattai ai giorni d’oggi. Questo progetto è nato così. Ogni volta che lo rivedo mi commuovo. È la storia di una ragazza per bene che s’innamora di un ragazzo sui social e comincia a vivere un amore virtuale, fino a quando decide di incontrare di persona il suo principe azzurro. Alla fine succede, ma quello che credeva amore si trasforma in una violenza di gruppo. Fortunatamente lei ha la forza di denunciare, anche se la giustizia è lenta e spesso non funziona. Il colpo di scena finale lascia a bocca aperta…. Sono andato a gamba tesa sulla violenza, ho reso la violenza inguardabile. Sentire parlare di violenza in televisione e raccontare la stessa cosa in un film senza farla vedere, è come sentirla soltanto in televisione. Io invece la faccio vedere, esattamente quello che succede e il disgusto che dovrebbe esserci. Questa è stata la forza di questo lavoro.

Ci vuole tanto coraggio per fare un film così. Anche sensibilità. Le donne ti ringraziano per questo. Hai avuto la preoccupazione di raccontare una storia, anche per le donne che non hanno avuto la forza di denunciare un abuso, lanciandoci un messaggio forte e potente. Come hai vissuto il successo di questo film?

In un certo senso tutto quel successo è stato l’apoteosi della gioia. Nonostante tutti gli impedimenti, tutti gli imprevisti sul set, alla fine li abbiamo superati, siamo riusciti a fare un film davvero forte, di grande impatto, e a vincere tanti premi. Sono stato fortunato e molto del successo lo devo all’aver diretto due giovanissimi bravissimi protagonisti: i pluripremiati Gianclaudio Caretta e Caterina Milicchio.

La protagonista del tuo corto non ottiene giustizia, ma dal tuo corto arriva comunque un messaggio importante alle vittime di violenze: “Denunciate!”. E’ così?

Assolutamente sì…il mio messaggio è proprio la denuncia! La denuncia è l’unica arma che si ha per combattere questa piaga. La giustizia è lenta, ma io sono fiducioso… presto, con l’aiuto di tutti noi, questo scempio di violenza avrà fine. Fortunatamente le forze dell’ordine sono molto attente a questo problema. Uniti e denunciando metteremo fine alla violenza.

Il finale è davvero a sorpresa e apre spiragli di speranza. Quindi dall’orrore può nascere “Il Giorno più bello”?

I messaggi devono sempre essere positivi e di speranza, quindi sì…dal male può nascere una cosa talmente bella che annulla tutto. L’amore vince sempre!

Come ti vedi da qui a 3 anni?

Mi piacerebbe girare il lungometraggio che sto finendo di scrivere.

Alla luce degli ultimi sviluppi (Covid19, lockdown, situazione negli Stati Uniti) come vedi il mondo nel quale viviamo e il prossimo periodo?

Purtroppo sono molto preoccupato per il futuro dei giovani. Vedo grossi problemi di lavoro, povertà. Cerco sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Con grande difficoltà e impegno, riusciremo a superare questo momento.

E il cinema italiano a che punto sta?

Secondo me il cinema italiano è fatto bene, ma purtroppo lavorano sempre gli stessi attori. Quando vedi un film non guardi il personaggio, ma guardi l’attore, sempre lo stesso. Perché ormai sono troppo riconoscibili. Ci sono tanti attori straordinari, meno riconoscibili e molto più bravi. Sarebbe bello considerarli di più.

Progetti futuri?

Tre cortometraggi in partenza, un documentario e prossimamente il mio primo lungometraggio.